Referendum e situazione politica, “Momento imbarazzante e imprevedibile”. Intervista a Stefano Pillitteri.

Oggi, nella fase di incertezza e confusione pre-referendum, riteniamo più che mai stimolante ascoltare una voce indipendente all’interno dello schieramento di centro destra, ed esattamente quella di Stefano Pillitteri,  per svolgere delle analisi politiche al di là delle posizioni precostituite che occupano il dibattito sui media.

A una settimana dal referendum che riflessioni si possono fare? L’impressione è che il dibattito sia più incentrato sul Governo Renzi che sui contenuti del referendum stesso. Un’occasione mancata per riflettere nel merito e nel caso agire?

Dire che l’impressione è fondata si risolve in un eufemismo. che il “merito” del quesito sia stato totalmente travalicato e, di fatto, annullato da una sorta di ‘”ordalia” sul governo Renzi è sotto gli occhi di tutti in modo, spesso, imbarazzante. Ancor prima che un’occasione persa la trovo una pagina di autentico squallore politico. Segnatamente da parte di quanti (sia nel PD che nel centrodestra) quella riforma che, adesso, presentano come un “rischio per la democrazia” l’avevano, a suo tempo, votata. Ma in tempi di politica debole capita anche questo. E così la tattica miope (e sostanzialmente autolesionistica) prevale su qualsiasi visione del futuro.

A uno sguardo superficiale viene da dire che le forze in campo siano sproporzionate, “tutto l’arco costituzionale vs metà del Partito Democratico”. È davvero così o ci sono ad esempio molti moderati di Centrodestra che potrebbero riservare sorprese?orprese?

Le sorprese possibili sono, a mio parere, due. La prima è che vinca il sì. Che, al momento, viene “affondato” da tutti i sondaggi. Sono certo, in tal senso, che esista, nel centro destra, un’area piuttosto silente (soprattutto a fronte della canea, spesso aggressiva, degli aedi del no) che approva la riforma. Se poi sia massa critica per una vittoria del sì lo potremo sapere solo il 5 dicembre. La seconda è che il No dilaghi oltre ogni previsione. e, in questo caso, tutti i più foschi scenari diventerebbero plausibili.

Le apparenze ingannano. È possibile che sotto i chiari di luna di Berlusconi ci sia la volontà di favorire Renzi, o semplicemente le esternazioni contro Parisi fanno parte di un egocentrismo ormai senza strategia, alimentato dalla nota corte populista e oltranzista ben presente a destra? 

Credo che l’errore strategico di far saltare il “patto del Nazzareno” abbia condotto Berlusconi in un vicolo cieco. la vocazione alla pura e semplice autoconservazione (oltre che, in alcuni, al narcisismo fine a se stesso), della classe dirigente di Forza Italia non ha giovato nel tentare di correggerlo. ma al contrario. in cuor suo il Cavaliere non può che essere naturaliter orientato al si. Anche a prescindere dalla compagnia di giro in cui è andato a ficcarsi e in cui primeggiano tutti coloro che, negli scorsi 20 anni, lo volevano con la testa nel cappio. Ma quando si finisce in un cul de sac… poi che cedesse il ruolo di attore protagonista a chicchessia autorelegandosi al retro palco (sia pure come regista) era ipotesi ben poco plausibile e del tutto disallineata dal personaggio (che pure era e resta un figura straordinaria). Ciò detto non reputo che Parisi sia stato una meteora. Anche se deve evitare il rischio dell’autoemarginazione.

A questo proposito, quale futuro per un’alternativa di governo di destra moderata che al momento fatica ad emergere?

La formula del Centrodestra che ha retto per tutto lo scorso decennio è, da tempo, giunta al capolinea. Del resto
si basava sul ruolo egemone di Forza Italia e sul primato assoluto (potremmo dire imperiale) di Berlusconi. Entrambi sono venuti meno e con la Lega salviniana e le sue velleitarie pulsioni antisistemiche una prospettiva di governo non mi pare in alcun modo né proponibile né digeribile. Ciò detto molto dipenderà dalla nuova legge elettorale, altra incognita di questo nuvoloso inverno.

Le spinte populiste soffiano dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna. È possibile e auspicabile un cambiamento economico in termini keynesiani (in altri termini “socialisti”) che volti pagina rispetto ai dogmi liberisti, togliendo benzina ai populismi di ogni sorta?

Così dovrebbe essere. E, in linea di principio, la crisi spinge i cittadini a pretendere una maggiore tutela da parte dello Stato e, quindi, un suo intervento, sulla e nella economia, più pregnante. In questa chiave l’astio verso un’Europa che, anziché proteggere e intervenire, resta tetragona nel suo algido rigorismo, è inevitabile ed inevitabilmente destinato a crescere. Anche per via della totale assenza di leadership riformiste “forti”, a capitalizzarlo sono le forze populiste che, per loro natura, non hanno alcuna vocazione a dare risposte ai problemi, e la cui unica capacità è quella di agitarli il più rumorosamente possibile, proponendo, in pura chiave propagandistica, ricette prive di costrutto ed in patente contraddizione tra loro (tipo il reddito di cittadinanza abbinato all’abbassamento delle tasse). A ciò si aggiunge una generale regressione del dibattito pubblico a un livello desolante. Su cui regna sovrano il marketing. che, al momento, è il marketing dell’insoddisfazione, della paura, della frustrazione e del risentimento, sentimenti su cui si costruisce ben poco. Poi, come si suol dire, le cose cambiano. Ma temo che il peggio non sia ancora passato.

Simone Guzzardi
Nato a Milano nel 1982, ha compiuto studi nell’ambito della comunicazione e non ha più smesso di occuparsene.
In oltre dieci anni di esperienza presso alcune delle principali agenzie presenti in Italia, ha avuto modo di operare per importanti aziende italiane e internazionali attive in particolare nei settori finanziario, bancario, assicurativo, ITC, food&beverage e manifatturiero.
A febbraio 2017 ha fondato, insieme a The Van, l’agenzia di comunicazione istituzionale L45, della quale è anche Amministratore Delegato.
Docente in Master Post Universitari e redattore per magazine online.
È appassionato di musica e vespista irriducibile in ogni stagione.