I due Giovanni: i solstizi, le porte dell’anno

Le corporazioni medioevali di muratori celebravano i solstizi, seguendo usi che risalivano ad epoche remote e, allo scopo di poter restare fedeli a tradizioni sospette dal punto di vista cristiano essi elessero loro patroni i due San Giovanni, le cui feste cadono nei periodi solstiziali.
Giovanni Evangelista ha il suo onomastico il 27 di dicembre, nel periodo del solstizio d’inverno, nel quale il sole si trova al suo punto più basso. Giovanni Battista si festeggia il 24 giugno, al solstizio d’estate, il momento in cui il sole tocca il suo punto più alto.
Nel prologo del Vangelo di Giovanni, le parole iniziali sono di evidente,ma insieme oscuro per il profano, significato esoterico: In principio era il verbo e il verbo era presso Dio e il verbo era Dio – … in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. E la luce risplende tra le tenebre; ma le tenebre non l’hanno ricevuta.
La parola perduta, il verbo sono l’oggetto della incessante ricerca dell’iniziato attraverso la via simbolica.
La dottrina del verbo fatto carne, cioè la ragione divina incarnata nell’umanità è un concetto platonico che risale ai più antichi pensatori.
Quale orizzonte immenso – dice l’Alchimista Fulcanelli – rivela la parabola del grano affidato alla terra, riportata da San Giovanni : “In verità, in verità vi dico, se il granello di frumento, cadendo in terra non muore, esso rimane solo, ma se invece muore, esso porta molti frutti”.
E ancora Giovanni riporta il racconto della resurrezione di Lazzaro. Morte, dunque e rinascita. L’Apocalisse di Giovanni è libro simbolico per eccellenza, visione che travalica l’ambito nel quale la successiva tradizione lo ha inserito, e luogo di percorso iniziatico attraverso l’arduo immergersi nella complessità delle immagini simboliche, così come lo sono altri testi della tradizione, da quella jogica a quella sciamanica a quella alchemica.
Giovanni è figura doppia: due sono i santi, due le feste. ( l’aspetto binario : bene-male, giorno–notte, vita–morte, luce–buio , maschile–femminile … bianco e nero , come i pavimenti di molte chiese medievali).
Ancora, il solstizio d’inverno si situa all’inizio del ciclo solare, il sole al punto più basso, il segno del capricorno, il nord, il punto dal quale inizia l’ascesa, la Porta che nell’edificio sacro è opposta a quella cosiddetta degli uomini, quella del sud, del solstizio d’estate, del punto più alto, dal quale inizia la discesa: solo l’uomo può discendere, per poi risalire. La discesa nella terra per salire verso la luce. (Visita Interiora Terrae…come gli antichi eroi che discendevano all’Ade prima di tornare rinnovati alla grande loro Opera , anche Cristo discese all’Ade , prima di Risorgere…). E’ nel Vangelo di Giovanni che è scritto: “io sono la Porta”.
Etimologicamente Giovanni deriva dall’ebraico Jeho d’annan: colui che Jeho favorisce. Lo stesso verbo si trova in H’anni-Baal o Annibale, che significa favorito da Baal. Ma Jeho e Baal non sono che nomi del Sole.
I Fenici lo consideravano un astro bruciante e temibile, ma gli Ebrei vi vedevano l’immagine del Dio-Luce, che illumina le intelligenze. Jeho h’annan, Johannes, diventa il sinonimo di uomo illuminato.Le iniziali di Johannes e di Baptista forse non casualmente evocano le lettere che sono scritte sulle due colonne che stanno innanzi al Tempio di Salomone : Jakin e Boaz.

Palazzo Magnani a Reggio Emilia, Giano BIfronte, L'Anno Vecchio e l'Anno Nuovo
Palazzo Magnani a Reggio Emilia, Giano BIfronte, L’Anno Vecchio e l’Anno Nuovo

Gli antichi collegia fabrorum romani, antenati delle corporazioni medievali di costruttori, festeggiavano ai due solstizi il dio Giano. Giano ha più che un’assonanza con Giovanni. Il dio dalla doppia effigie presiedeva all’inaugurazione del cammino ascendente, e poi discendente del sole, era il dio di tutti gli inizi. Iniziato è colui che inizia il cammino, che entra dalla porta degli uomini. Gennaio è il primo mese, il mese di Giano: Januarius. Janua è anche la porta. Il nome di Janus evoca quello di Eanus, una divinità fenicia, rappresentata da un serpente che si morde la coda (Uroborus) simboleggiante l’eterno scorrere del tempo, il rinnovo senza fine, il fluido vitale cosmico, iI principio universale.      

"Uroborus" in un disegno dell'autore
“Uroborus” in un disegno dell’autore

Giano d’altra parte è il dio dell’inizio e della fine, o meglio di tutti gli inizi e di tutte le fini che compongono questo universo, del ritmo continuo di nascite e morti, che sono il destino dell’uomo e sono caratteri della scena della quale facciamo parte. Nel ciclo eterno dell’inizio e della fine il tempo è incommensurabile, non esiste tempo che la mente possa misurare. Tra il principio e la fine è l’eterno presente, l’attimo della creazione, il folgorante istante nel quale tutto è compreso e tutto è. Una faccia del dio Giano guardava il passato e l’altra l’avvenire, quella invisibile contemplava appunto l’eterno presente I due Giovanni segnano allora l’inizio e la fine, i continui termini del tempo ciclico. Il Battista, il Precursore, chiude il tempo dell’antica legge e annuncia la Rivelazione, l’Evangelista testimonia la Rivelazione e chiude il Libro del Mondo con l’Apocalisse e annuncia un altro Avvenimento.

Dario Banaudi
Architetto, Cultore di Storia e SImbologia dell’Arte e dell’Architettura

(Nella foto in evidenza:  Portale di San Zeno a Verona, i due Giovanni – a Sud il Battista – a Nord l’Evangelista)