Immigrazione clandestina. Echi da Calais, la Lampedusa del Nord. Tutto il mondo…è paese?

L’Italia continua ad essere interessata da consistenti flussi migratori. Anche in questa calda estate, incessantemente, continuano gli arrivi dei migranti sulle nostre coste, a mezzo barconi o approfittando dei comodi passaggi assicurati dalle navi dell’Unione Europea. L’animosità e la contrarietà di qualche settimana addietro, non emerge più ne nelle dichiarazioni dei politici di maggioranza e delle opposizioni, ne in quelle ufficiali del governo.

Abbiamo probabilmente e, diciamolo pure, finalmente capito che dobbiamo fare “quasi da soli”, e lo stiamo facendo con qualche aiutino, sempre troppo marginale, dell’Unione.

Le previsioni per tutto il 2015 sono impressionanti. Lo scorso anno ci eravamo fermati a 170.000 arrivi, quest’anno via mare e via terra, non dimentichiamo la frontiera orientale, ne arriveranno più di 200.000.

L’Europa e la sua burocrazia, per ora galleggiano, hanno annunciato che in autunno si stabiliranno le nuove regole per l’accoglienza. Vedremo. Tutti ci ricordiamo che il nostro Governo ci aveva promesso che “le avrebbe cantate decisamente all’Unione”, ma come sappiamo Premier e Ministro degli Esteri sono poi tornati a casa dall’ultimo summit probabilmente convinti che, contrariamente alle abitudini italiane, nella situazione in cui versa oggi il vecchio continente ognuno si debba organizzare per rimpatriare con la massima rapidità possibile chi non ha diritto all’asilo.

Ma ora il problema si è spostato a Nord, a Calais, e gli onori della cronaca mediatica sono tutti per la Francia e per la Gran Bretagna che sembrano aver perso, vale almeno per gli Inglesi, il consueto self-control. Pensate, hanno chiesto aiuto all’Unione, come fecero Italia e Grecia. Incredibile!

Vuoi vedere che contrariamente a quello che normalmente si pensa, l’Europa Unita esiste? Almeno nelle lamentele sembra di sì. Ma come, non era “l’Italia piagnona” che era stata redarguita negli ultimi Consigli Europei quando per bocca del nostro premier diceva che “il problema dell’immigrazione è un problema di tutti e non solo di chi si trova i profughi in casa?”

Ora la stessa cosa viene detta della gran Bretagna. Ed il sermone arriva sempre dal Nord, dalla Svezia, che per bocca del ministro dell’immigrazione Morgan Johansson ha detto agli inglesi: “noi accogliamo 1200 migranti a settimana mentre voi siete in crisi per poche centinaia al mese, dovete fare molto di più di quello che oggi fate”.

Incredibile sino a qualche settimana fa, così come è altrettanto incredibile che anche in Inghilterra le opposizioni ed i movimenti xenofobi insorgano, come regolarmente avviene in Italia, per l’assistenza data ai profughi. Ed il loro bel welfare, dov’è finito?

I giornali riferiscono che i profughi spesso vengono accompagnati nei centri di assistenza in taxi. Allora diciamola tutta, questo aneddoto ci ricorda le proteste qui da noi per i 35 euro giornalieri devoluti all’assistenza dei migranti e, soprattutto, per gli alberghi a tre stelle dove li abbiamo ospitati, ecc.ecc..

Con una punta di giusta rivalsa possiamo quindi affermare che “tutto il mondo è paese”.

Quello che però deprime coloro che, come chi scrive, sono attenti osservatori di queste problematiche, è il fatto che gli Stati ed i governi insorgano solo quando l’immigrazione clandestina e incontrollata li coinvolge direttamente sul proprio suolo.

La situazione a Calais è veramente difficile per certi aspetti ma è gestita con improvvisazione, violenza, rigore poliziesco che non portano a nessun risultato.

È appunto una realtà difficile ma lo è molto meno della nostra realtà, perché è diversa da quella terribile che viviamo ogni giorno: una realtà, la nostra, a dir poco veramente sconsolante per l’incapacità di operare controlli efficaci, per la presenza di una burocrazia opprimente, di sacche di malaffare nella gestione e nell’assistenza dei profughi, di tempi biblici per gli accertamenti e per concludere le pratiche di richiesta di asilo.

Non abbiamo certo di che essere orgogliosi di come stiamo ancora gestendo questo problema con l’aggravante che noi lo conosciamo oramai da anni.

Al Nord la situazione è diversa certo, i profughi che vogliono entrare in Gran Bretagna, ad esempio, sono alla fine del viaggio, sono in vista della loro meta finale e potrebbero quindi essere gestiti in Francia con accordi bilaterali che prevedano un ordinato rimpatrio dei non aventi titolo. I numeri tutto sommato contenuti e le capacità dei due Stati lo consentirebbero facilmente.

Da noi no, da noi è tutto più complicato, da noi arrivano esseri umani disperati – stremati da un viaggio apocalittico che rappresenta solo la prima tappa concreta del loro calvario – che devono comunque essere assistiti per evidenti questioni umanitarie. A maggior ragione allora dobbiamo metterci in condizione di poter operare tutti i rimpatri necessari, da effettuare con urgenza, per tutti coloro che millantano diritto di asilo senza fornire evidenti prove per poter essere annoverati tra i profughi.

Questo è il salto di qualità che serve ai nostri apparati di accoglienza ma anche a quelli di sicurezza, da adeguare al più presto alle necessità di una sempre più difficile situazione.

(Nella foto in evidenza: immigrati nel porto di Calais)