Il prossimo virus sarà informatico?

Davanti al Covid l’umanità ha reagito grazie al proseguimento delle attività da remoto. Ma davanti a un virus informatico, che azzererebbe il nostro mondo digitale, come reagirebbe l’umanità?

Come già notato più volte, la dimensione informatica della nostra quotidianità ci ha permesso di continuare a vivere nonostante il Covid. Un secolo fa non si sarebbe potuti “scappare”…. Ora è stato possibile. Il rifugio nel mondo virtuale, dove il virus non poteva inseguirci e fare danno, ha consentito lo svolgimento delle consuete attività nel mondo reale, pur con tutte le difficoltà che abbiamo sperimentato, prima fra tutte il cambio dell’ordinario regime di vita e delle abitudini consolidate non dico da secoli, ma quasi.

Certo l’aver continuato a condurre tali attività, pur in modo diverso, è stato possibile grazie a coloro che ci hanno permesso di vivere nel mondo virtuale, operando nel mondo fisico: si pensi agli operatori del trasporto, della ristorazione, della sanità, delle forze dell’ordine.

Abbiamo verificato che la vita può procedere anche se ci isoliamo fisicamente grazie alle piattaforme digitali, che ci hanno permesso di resistere al virus organico. 

Ma se il nostro mondo virtuale fosse attaccato da un virus informatico, che ne sarebbe delle nostre vite?

Magari non avremmo il problema di fare il vaccino e di interrogarci con timore sugli effetti collaterali, priorità di categorie destinate a riceverlo, modalità concrete di somministrazione, ecc., ma come cambierebbe la nostra quotidianità?

Se il Coronavirus ha impiegato qualche mese a fare il giro del mondo (grazie alla globalizzazione), un virus informatico ci metterebbe al massimo qualche ora.

Se per spostarci dal mondo reale a quello virtuale ci abbiamo messo poco, anche da un punto di vista di adeguamento psicologico (dato che il nostro mondo già avanzava celermente verso la copertura digitale), il passaggio inverso non sarebbe solo un po’ laborioso, ma andrebbe a toccare i fondamenti del nostro modo di vivere.

Ripiomberemmo in un periodo da anni Settanta/Ottanta che, se all’epoca godeva dell’implementazione del boom del benessere economico, e rappresentava comunque un avanzamento, ora invece risulterebbe un arretramento, quasi un ritorno al medio evo. Sarebbe annullato il benessere e la qualità della vita raggiunta fino ad ora. Certo non sarebbe come tornare nelle caverne, ma sicuramente costituirebbe un passo indietro per l’umanità e la civiltà.

Chi andrebbe a fare bonifici (e code) in banca? Chi andrebbe a spedire raccomandate in posta o semplici lettere con il francobollo ordinario del quale nessuno più conosce il costo? Come ritornare a fare ricerche nella documentazione cartacea, che ammesso che si sia conservata, richiede tempi lunghi e capacità gestionali ormai in disuso? 

E, soprattutto, la comunicazione e le informazioni in tempo reale? Ce la immaginiamo una vita senza Whatsapp e Facebook, per non parlare delle mail e di telefonate e videochiamate senza costi?

Il rischio è che in un futuro, anche prossimo, il nuovo virus possa essere proprio quello informatico.

Per ora non pensiamoci. E più urgente neutralizzare il Covid.