Genova: “La congiura del Fiesco a Genova”. Uno straordinario allestimento site specific per un’opera che ha come protagonista la città stessa.

Congiura Fiesco prove (ph Federico Pitto)

Balli in maschera e duelli, grandi passioni, rivolte e tradimenti. E soprattutto Genova. C’è tutto questo nella nuova produzione del Teatro Nazionale di Genova che, nell’ambito dei festeggiamenti per i 70 anni di storia dalla fondazione del Teatro Stabile.

Balli in maschera e duelli, grandi passioni, rivolte e tradimenti. E soprattutto Genova con la sua grandezza e il suo spirito di indipendenza. C’è tutto questo nella nuova produzione del Teatro Nazionale di Genova che, nell’ambito dei festeggiamenti per i 70 anni di storia dalla fondazione del Teatro Stabile, presenta in prima nazionale LA CONGIURA DEL FIESCO A GENOVA di Friedrich Schiller in Piazza San Lorenzo dal 19 giugno al 4 luglio 2021. Uno straordinario allestimento site specific con la regia di Carlo Sciaccaluga (che firma anche una nuova traduzione del testo) per l’opera del grande drammaturgo tedesco, ispirata a una vicenda storica realmente accaduta quasi cinquecento anni fa nella Repubblica di Genova. Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con il Comune di Genova e la Regione Liguria e vede Iren come sponsor principale.

Congiura Fiesco, prove (ph Federico Pitto)

«Dopo un anno non semplice da tanti punti di vista, poter tornare a teatro, a godere di spettacoli dal vivo, rappresenta un altro importante passo verso quella “normalità” che abbiamo tanto atteso e per la quale abbiamo combattuto, giorno dopo giorno, modificando il nostro modo di vivere» afferma il Sindaco di Genova, Marco Bucci. «Non a caso tutti i posti disponibili per lo spettacolo sono andati esauriti in pochi giorni: è il segno della grande voglia che abbiamo di riappropriarci degli spazi della città e delle nostre abitudini. I genovesi potranno riscoprire l’orgoglio delle proprie origini e della propria identità, rivivendo appassionanti eventi rappresentati proprio nei luoghi in cui sono realmente accaduti».

«La congiura del Fiesco è il riconoscimento della centralità di Genova nella storia. Per questo lo sforzo produttivo del Teatro Nazionale di Genova, nella celebrazione dei suoi 70 anni, ha un doppio significato: quello di riportare il teatro in piazza, all’aperto, seguendo l’impostazione già tracciata con il T.I.R. lo scorso anno, con una valenza anche di attrazione per il pubblico più consolidato ma anche per i turisti; il secondo è quello di porre le basi per una produzione che possa diventare stabile, distintiva, quasi obbligatoria per chi, visitando la nostra regione vuole scoprire a fondo le sue radici, il suo valore culturale che si rinnova» dichiara Ilaria Cavo, Assessore alla Cultura e Spettacoli di Regione Liguria.

«Il celebre drammaturgo tedesco ha scritto La congiura del Fiesco a Genova ispirandosi a una vicenda storica che ci appartiene, ambientata nei luoghi che ci sono così familiari.  Paradossalmente, però, quest’opera è molto più nota altrove che a Genova. È una delle responsabilità del Teatro Nazionale di Genova consegnare al proprio pubblico i grandi testi della letteratura teatrale» afferma Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale di Genova, che con questa produzione porta a realizzazione quello che era stato un desiderio anche dello stesso Ivo Chiesa. «Nei 70 anni di storia del Teatro Stabile, oggi Teatro Nazionale, La congiura del Fiesco di Schiller non era mai stata messa in scena. Siamo particolarmente felici di poterlo fare adesso in un contesto altamente spettacolare e popolare come quello di Piazza San Lorenzo. Ed è giusto che i genovesi facciano proprio questo capolavoro: dobbiamo essere fieri del fatto che questa città è stata un modello nella storia e una fonte di ispirazione per l’arte. Genova deve usare la straordinarietà di eventi teatrali come questo per aprirsi all’internazionalità e raccontare come il desiderio di bellezza, arte e teatro qui sia vivo più che mai».

Congiura Fiesco, prove (ph Federico Pitto)

La risposta dei genovesi è stata immediata: i posti a disposizione sono andati esauriti in un lampo, dalla prima all’ultima replica, tant’è che è stato già previsto un nuovo allestimento dello spettacolo nell’ambito della prossima stagione.

La vicenda narrata da Friedrich Schiller, basandosi su precise fonti storiche, si apre all’alba dell’anno 1547. Andrea Doria ha ottant’anni; nonostante non mantenga nessuna carica ufficiale, domina incontrastato la scena politica genovese. Il nipote Giannettino aspetta con ansia il proprio momento: vorrebbe rovesciare la Repubblica, farsi Duca di Genova e governare da solo. Le speranze degli oppositori – preoccupati che un’unica famiglia accentri il potere e che le antiche libertà della Repubblica siano a rischio – sono riposte in una sola persona, il giovane Conte di Lavagna, Gianluigi Fieschi, che nella notte tra il 2 e il 3 gennaio metterà in atto una sanguinosa congiura. 

Nel 1783, quando Schiller scrisse La congiura del Fiesco a Genova, la città era ancora una repubblica, l’unica insieme a Venezia a essere rimasta politicamente indipendente sin dal Medioevo, resistendo a re e imperatori. Un fatto che certamente colpiva la sensibilità del ventiquattrenne autore, esponente dello Sturm und Drang: al centro della sua versione, peraltro in gran parte aderente ai fatti realmente accaduti, troviamo il conflitto tra potere e libertà e un eroe combattuto tra le rivendicazioni democratiche e la propria ambizione.

Carlo Sciaccaluga, 34 anni, figlio d’arte, già assistente di registi come Matthias Langhoff, Gabriele Lavia e Franco Branciaroli, una quindicina di regie proprie all’attivo (tra cui i recenti Una mano mozzata a Spokane e Fly Me to The Moon), del testo di Friedrich Schiller sottolinea il conflitto tra sfera individuale e pubblica e la natura ambigua del potere, tema complesso e di grande attualità. «È importante raccontare una storia che parla di oggi, di ieri, di domani. Di come la nostra sfera privata ed emotiva venga travolta dai grandi eventi collettivi. Degli scontri feroci di una comunità in nome del bene comune. Del rapporto tra l’individuo e la società in cui vive» commenta. «La congiura del Fiesco è lo specchio della nostra città, della sua grandezza silenziosa, del divampare nascosto dei suoi sentimenti».  

Congiura Fiesco, prove (ph Federico Pitto)

La produzione del Teatro Nazionale di Genova si configura come un grande allestimento, che coinvolge oltre 25 maestranze tecnico-artistiche e un cast composto da 12 attori, selezionati attraverso una call e in parte formatisi alla Scuola di Recitazione del Teatro – Simone Toni, Aldo Ottobrino, Barbara Giordano, Roberto Serpi, Irene Villa, Andrea Nicolini, Francesco Sferrazza Papa, Silvia Biancalana, Maurizio Bousso, Marco Grossi, Melania Genna, Chiara Vitiello – per riportare in vita i personaggi immortalati nella storia e nella toponomastica della nostra città. Uno spettacolo corale, che si apre con una danza rinascimentale (le musiche originali sono di Andrea Nicolini) per poi incalzare lo spettatore con avvincenti scene d’azione. 

La scenografia ideata da Anna Varaldo, caratterizzata da una lunga passerella metallica che permette agli attori una recitazione a 360 gradi, dialoga con le diverse architetture di Piazza San Lorenzo. La facciata della cattedrale si animerà di video proiezioni (curate da Davide Riccardi): immagini che si rifanno ai quadri di Bosch per dare corpo ai demoni dei personaggi. Le luci di Aldo Mantovani contribuiranno a regalare agli spettatori una prospettiva inedita della piazza.

I costumi, firmati dalla stessa Varaldo e creati a partire dallo studio della ritrattistica cinquecentesca italiana, con qualche commistione contemporanea, sono stati interamente realizzati dalla sartoria del Teatro con una straordinaria cura al dettaglio.

Le iniziative per i 70 anni del Teatro di Genova, che si estenderanno sino alla fine del 2021, sono realizzate con il contributo dei partner istituzionali Ministero della Cultura, Comune di Genova, Regione Liguria, il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e IREN, l’apporto degli sponsor Leonardo, Coop Liguria, Unipol, Assiteca, Elah Dufour Novi, Banco BPM, Rhea Vendors e la collaborazione di diverse istituzioni culturali tra cui il Museo dell’Attore, la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale, l’Università di Genova e il Museo Diocesano.

Fonte: Ufficio stampa Teatro Nazionale di Genova