
È un guscio chiuso. All’interno del quale esistono sensibilità, affetti, desideri di esprimersi, di amare, ma che gli altri, coloro che stanno al di fuori del guscio, non sempre vedono o percepiscono. Il guscio si chiama autismo, una condizione dello sviluppo neurologico che influenza la comunicazione e i comportamenti di molti, troppi giovani. I ragazzi affetti da spettro autistico (ASD) in Italia sono ormai 600mila e in continua crescita. È una sindrome che colpisce un bimbo (soprattutto maschi) su 77 nati. Vero dramma sociale del quale ancora non si conoscono le cause, l’eziologia e, di conseguenza, ancora non esistono terapie certe ed efficaci.

Unica terapia, come è stato detto in occasione della Giornata Internazionale dell’autismo (2 aprile) durante l’inaugurazione della mostra “Cuori in bozza – l’arte che racconta il mondo interiore dei ragazzi autistici” allestita all’interno dello spazio N3 di Palazzo Lombardia, è l’amore. Amore che con la comprensione, le attenzioni e le attività fisiche e manuali stimolate nei ragazzi, riesce a creare una breccia nel guscio, a stabilire una relazione di affettività che beneficia e gratifica sia chi dà quanto chi riceve.
A presentare in Palazzo Lombardia le numerose tavole cromatiche dipinte dai ragazzi autistici nella mostra che è rimasta aperta il 3, 4 e 7 aprile, sono Stefania Bonaccorsi di Municipio 1, l’armena Liana Ghukasyan, curatrice della mostra, Rosanna Favulli e l’avvocato Carmelo Ferraro del Comitato “M’impegno”, oltre all’Associazione “Portami per mano” con la Presidente Viviana Polimeni e la vice Maria Cristina Arrigoni. «Dobbiamo rompere la solitudine di questi giovani, esplorare e capire la loro anima, le loro personalità, i loro umori. I colori di queste loro opere rappresentano partecipazione, contatto, colloquio con il mondo esterno» sono le espressioni e gli inviti, posti a tutti i visitatori all’inaugurazione della mostra, per comprendere, aiutare, far progredire questi ragazzi. Occorre aprire il loro guscio affinché entrino nel mondo di tutti.
