
Interpreti dei personaggi principali sono Matt Damon (Ulisse/Odisseo), Tom Holland (il figlio Telemaco), Anne Hathaway (la moglie Penelope, la tessitrice), Robert Pattinson (il pretendente Antinoo, capo dei Proci), Lupita Nyong’o (con il doppio ruolo di Elena, moglie di Menelao, il cui rapimento da parte di Paride Alessandro ha generato la guerra di Troia – ma Ulisse rivela che il vero motivo della spedizione militare era liberarsi di un avamposto che controllava il traffico sull’Ellesponto – e Clitennestra, la moglie di Agamennone, capo dei greci e vittima del suo tradimento e vendetta), Zendaya (Atena, dea della sapienza e del pensiero, per questo fida guida di Ulisse), Charlize Theron (Calipso, presso cui è trattenuto Ulisse per ben sette anni, accolto come profugo, curato e nutrito, di cui si innamora, ma il suo destino è altrove, il ritorno ad Itaca, la sua patria, il suo regno dove ricorda che l’attendono Penelope e Telemaco).

Questi i personaggi principali e poi tutta una serie di figure secondarie ma significative, oltre alle creature che esulano la condizione umana, mostri e maghe, le sirene, gli uomini di ferro, tutto ciò che la fantasia umana ha messo a disposizione dell’aedo. Proprio da questa figura inizia il raccolto filmico di Christopher Nolan, un aedo che racconta al rintocco del bastone sul tavolato al ritmo dei remi che si infrangono sulla schiuma del mare. E’ questo il contenitore nel corso del viaggio verso l’ignoto. Ulisse, l’astuto, dal multiforme ingegno, concepisce l’inganno del cavallo, che spunta per metà dalla sabbia del mare, al galoppo. Il dono dei greci è accolto dalla popolazione stremata da 10 anni di guerra con circospezione, è timorosa, ma poi viene portato in città con tutti gli onori. Gesto che sarà il preludio della fine. Troia brucia.
L’ideatore dell’inganno si sofferma a riflettere sui danni della guerra, sulla distruzione di una città gloriosa e sulla fine dei valorosi troiani caduti con la violenza dalle armi greche che non rispettano neppure gli dei. Ulisse si chiede in quel momento se l’astuzia e l’intelligenza, guidate da Atena, debbano però avere conseguenze così disastrose. L’uomo, dirà alla fine l’eroe omerico, si dimentica spesso dei suoi errori. Inizia il viaggio alla ricerca di Itaca, ma varie peripezie lo accolgono. Ulisse è fiducioso, i suoi compagni stremati.

Non vedono la fine e sono sconvolti dalle prove alle quali li sottopongono gli dei, Poseidone offeso per l’accecamento del figlio Polifemo e il dio del sole, Apollo, per la mancanza di rispetto delle vacche sacre. Noi non conosciamo il linguaggio degli dei, si lamenta Ulisse con Atena, ma lei prontamente ribatte che tutti conoscono il linguaggio del dolore e della sofferenza. Ma Ulisse sfida gli dei, perciò subisce le loro reazioni nefaste. Il ritmo degli avvenimenti e delle scene narranti è sempre incalzante, arricchito dagli effetti speciali che trasferiscono lo spettatore direttamente nella città in fiamme o durante le traversate marine quando la furia degli elementi mette a dura prova la resistenza dell’equipaggio. Realismo nelle scene di Circe che plasma in forma di porci i compagni di Ulisse. E a seguire le altre vicende senza interruzioni o pause: Polifemo accecato, il canto delle sirene ammaliatrici così straziante nelle espressioni di Ulisse/Matt Damon che subentra nella parte dell’eroe omerico, sempre analizzando con la necessaria fermezza e sangue freddo le situazioni drammatiche e paradossali, nel difendersi dagli uomini di ferro o per sfuggire al gorgo e ai tentacoli di Scilla e Cariddi, ogni volta circondato dalla tensione evidente dei suoi compagni di viaggio. Insomma Ulisse non vive le avventure immaginate ma la durezza delle prove reali a cui è sottoposta l’umanità. Bypassata dal regista l’accoglienza fra i Feaci alla corte di Alcinoo fra gli sguardi dolci di Nausicaa. Sempre rispettosi tutti della legge di Zeus sulla ospitalità: è questa la norma suprema dirimente per una comunità rispettosa e solidale verso chi giunge dal mare. Non sempre di questi tempi è così, purtroppo. Giunge ad Itaca, vendicativo. Per i Proci non c’è scampo e ora è finalmente libero di viaggiare con la sposa Penelope verso l’ignoto, verso l’amore eterno che si riflesse nel crepuscolo del sole. Una grande prova cinematografica di regista e di attori e attrici che ci hanno riportato ai tempi della guerra di Troia ma volgendo lo sguardo con rammarico alle nostre vicende attuali.
