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Bologna: il Museo Civico Archeologico avvia “Il Medagliere si rivela”

8 Luglio 2026 by Redazione Farecultura -

Non solo monete… curiosità dal Medagliere. La rassegna espositiva a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini

Giunge al suo nono appuntamento la rassegna espositiva Il Medagliere si rivela, avviata nell’ottobre 2023 dal Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100.000 beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16.0000 medaglie che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri.

In occasione del periodo estivo 2026, il nuovo focus Non solo monete… curiosità dal Medagliere, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, propone una selezione di ventisette beni rari e curiosi che, pur gravitando intorno al mondo della moneta e della medaglia, se ne distaccano per funzione e caratteristiche, offrendo uno sguardo inedito sulla vita sociale e sulle tecniche artigianali dei secoli passati. Con l’esposizione si intende infatti valorizzare e far conoscere la ricchezza, la varietà e la poliedricità della collezione.

La mostra è liberamente visitabile nell’atrio del Museo Civico Archeologico dall’8 luglio al 7 settembre 2026.

Tra i beni esposti figurano sei fiches da gioco in madreperla, prodotte tra il XVIII e il XIX secolo da artigiani cinesi specializzati, commissionate dall’alta aristocrazia europea per essere utilizzate sui tavoli da gioco nelle serate mondane, ma anche curiose “medaglie in legno”, protagoniste del tempo libero delle classi sociali più abbienti. Si tratta di pedine per il gioco del tric-trac (l’antenato del backgammon), del tutto simili a medaglie ma realizzate attraverso macchinari a pressione su dischi di legno, nelle quali si specializzò la manifattura di Norimberga in Germania.

Sono inoltre visibili una collana e un paio di orecchini in piombo e argento, realizzati probabilmente nel XX secolo assemblando imitazioni perfette di monete antiche greche e romane. Si tratta dei pezzi più curiosi della donazione Giorgio Tabarroni (1921-2001) collezionista bolognese, ingegnere e docente universitario di storia della scienza, appassionato numismatico particolarmente attento al tema delle falsificazioni. La sua preziosa raccolta di 9473 esemplari è stata interamente donata al Museo Civico Archeologico di Bologna dalla moglie Carla Stradelli nel 2003 e nel 2010.

Dalla stessa collezione provengono anche quattro cammei in pietra lavica di manifattura partenopea. Capolavori in miniatura, ricercati come prestigiosi souvenir dai giovani dell’alta società che a partire dal Settecento intraprendevano il viaggio di formazione per antonomasia attraverso l’Europa chiamato Grand Tour, del quale Napoli e dintorni costituiva una tappa imprescindibile.

In mostra anche quattro gettoni in vetro prodotti nell’Egitto del Califfato fatimita (X-XII secolo d.C.), tra i manufatti più affascinanti della storia economica islamica. Spesso scambiati per monete, questi dischi vitrei colorati erano in realtà pesi monetali di controllo, utilizzati dai cambiavalute e dai funzionari dei mercati per verificare l’accuratezza delle valute metalliche circolanti.

Nel Medagliere è confluita ampia parte della strumentazione della zecca di Bologna, chiusa in seguito all’Unità d’Italia. A scopo esemplificativo degli strumenti utilizzati per la fabbricazione delle medaglie, sono stati selezionati per questa occasione un conio e un punzone, realizzati nel 1767 dallo scultore e medaglista bolognese Filippo Balugani (1734-1780), per la coniazione della medaglia per Francesco de Marchi (1504-1576), anch’essa esposta.

L’esposizione si completa con due piastre metalliche su cui l’incisore della zecca imprimeva i colpi di prova per verificare la corretta resa plastica dei dettagli, la profondità del rilievo e l’usura del punzone stesso prima di batterlo sul conio.

TIPOLOGIE TEMATICHE DEI PEZZI ESPOSTI

Chi punta di più stasera?

Manifattura cinese
Gettoni da gioco (fiches/token), XVIII-inizio XIX sec.
Madreperla
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 97919, 97920, 97922, 97923, 97924, 97925

Fiches utilizzate per il gioco delle carte, il passatempo preferito dell’aristocrazia occidentale per ostentare ricchezza e status. Al posto del denaro si usavano raffinati gettoni da gioco, gli antenati delle fiches odierne, a cui i giocatori assegnavano valori differenti. I pezzi più lussuosi ed esclusivi erano commissionati in Cina da famiglie britanniche, europee e americane. Veniva- no personalizzati con le iniziali o lo stemma araldico del proprietario e realizzati in madreperla ricavata da grandi ostriche perlifere d’importazione. Un set completo comprendeva solitamente 140 pezzi dalle forme più svariate. Lanciati sul tavolo da gioco, queste piccole opere d’arte scintillavano alla luce delle candele, aggiungendo un tocco di sfarzo e fascino esotico alle sera- te dell’alta società dell’epoca.

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Souvenir partenopei

Manifattura napoletana
Cammei, XVIII-XIX sec.
Pietra lavica
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 97926, 97927, 97928, 97929

Questi piccoli gioielli sono dei cammei, sculture in miniatura a rilievo che riproducono profili classici e soggetti mitologici. Gli esemplari esposti sono realizzati in tufo calcareo, vulcanite o scorie vesuviane. L’effetto policromo e di profondità è dato dalla naturale porosità e dalle micro-variazioni di tono della roccia vulcanica oltre che dal fortissimo stacco d’ombra generato dal rilievo.

Tra il XVIII e il XIX secolo, i cammei diventarono i souvenir più desiderati dai nobili che effettuavano il Grand Tour (viaggio di formazione per i giovani dell’alta società attraverso l’Europa) permettendo di sfoggiare al rientro in patria una piccola opera d’arte, vero e proprio status symbol.

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Tric-trac …si gioca!

Manifattura tedesca (Norimberga)
Pedine da gioco (Brettstein), XVI-XVII sec.
Legno
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 6479, 14668, 84673, 84669

Manifattura Germania (Norimberga) Pedina da gioco (Brettstein) con busto di papa Innocenzo X (1611-1689; papa dal 1676), XVI-XVII sec. Legno – Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 6479


A prima vista sembrano medaglie ma in realtà questi preziosi dischi di legno sono pedine da gioco utilizzate per il tric-trac (l’antenato del backgammon), un passatempo largamente diffuso tra l’aristocrazia europea a partire dal XVI secolo. Le pedine facevano parte di set lussuosi e po- tevano raffigurare personaggi eminenti dell’epoca o del passato. Schierando sul tavoliere le diverse pedine i giocatori riproducevano i reali equilibri geopolitici e religiosi del tempo, contrapponendo ad esempio i papi ai principi tedeschi campioni della Riforma protestante. Anche le donne più influenti e figure come cancellieri o generali potevano trovare posto in questi giochi di strategia. In altri casi, per favorire conversazioni colte e moraleggianti durante il gioco, si sceglievano personaggi dell’antichità noti per le loro virtù, come ad esempio Muzio Scevola.

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Gioielli di monete

Manifattura est-europea (?)
Gioielli monetali, XX sec.
Piombo e argento
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 94122, 94123, 94124

Poco dopo la sua invenzione la moneta è divenuta precocemente anche monile o amuleto, unendo alla preziosità del materiale la bellezza delle immagini sacre o simboliche impresse su di essa. Spesso forata e assicurata al collo con un sottile laccio, diventa nel corso dei secoli e nelle diverse culture, parte integrante di gioielli sempre più elaborati.

La collana e gli orecchini esposti sono tra i pezzi più curiosi della donazione del collezionista bolognese Giorgio Tabarroni (1921-2001). I gioielli sono composti da monete inserite in una sottile cornice d’argento senza punzonatura, dotata di anelline per il collegamento che lasciano intatti e visibili sia il dritto che il rovescio. L’orafo ha prediletto la visione dei ritratti del dritto, orientandoli sull’asse verticale. Le indagini condotte sinora rivelano che si tratta di falsi realizzati in epoca moderna, in piombo ricoperti da una pellicola d’argento che riproducono monete antiche greche e romane oltre ad alcuni esemplari associabili a celebri falsari come Peter Rosa e Carl Wilhelm Becker.

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Monete di vetro?

Gettone fatimita, X-XII sec. d.C.
Vetro colorato
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 72820

Gettoni fatimiti, X-XII secolo d.C.
Vetro colorato
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 72843, 72831, 72822, 72820

Spesso scambiati per monete, questi dischi vitrei colorati erano in realtà pesi monetali di controllo per verificare l’accuratezza delle valute metalliche circolanti. I gettoni in vetro prodotti nell’Egitto del Califfato fatimita (dinastia sciita discendente dalla figlia di Maometto, Fatima) sono tra i manufatti più affascinanti della storia economica islamica.

Poiché nel Medioevo islamico le monete d’oro (dinar) e d’argento (dirham) venivano scambiate in base al loro peso effettivo in metallo prezioso e non al valore nominale, questi gettoni fungevano da contrappesi standard sulle bilance di precisione.
Il vetro veniva scelto come materiale ideale dallo Stato poiché chimicamente stabile, inalterabile dall’umidità e impossibile da limare o tosare senza danneggiare in modo visibile e irreversibile l’oggetto. Normalmente recavano, oltre ai nomi dei responsabili dell’emissione, iscrizioni indicanti la loro funzione.

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Come nasce una medaglia

Conio, punzone e medaglia di Filippo Balugani (1733-1780) per Francesco de Marchi (1504- 1576), 1766-1767
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 86501, 86502, 463

Prima dell’avvento della coniazione moderna, la creazione di una moneta o di una medaglia era un processo complesso che prevedeva diverse fasi, tra cui la creazione di un conio (matrice d’acciaio su cui è inciso il tipo da riprodurre) realizzato attraverso l’impressione dei singoli elementi decorativi con punzoni (aste di acciaio duro recanti all’estremità una sigla, una lettera, un disegno a rilievo). Sono qui esposti il conio del dritto con il relativo punzone del ritratto e la relativa medaglia, ideata da Filippo Balugani nel 1767 come prova pratica nel concorso per la nomina del nuovo maestro di coni della zecca di Bologna. La medaglia fu giudicata la migliore per la resa accuratissima del ritratto e valse a Balugani la nomina tanto agognata.

La medaglia è dedicata al bolognese capitano di guerra e stratega Francesco de Marchi al servizio dei Medici e poi dei Farnese, noto per la stesura di un manoscritto sull’architettura militare che vide le stampe solo dopo la sua morte.

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Prova di stampa

Piastre di prova della zecca di Bologna e punzone con cetra, XVIII sec. (?) Metallo Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 88247, 88248, 86513

Queste piastre completamente punzonate erano barre solitamente in un metallo tenero su cui l’incisore della zecca imprimeva i colpi di prova per verificare la corretta resa plastica dei dettagli, la profondità del rilievo e l’usura del punzone stesso prima di batterlo sul conio (matrice finale). La piastra aveva anche lo scopo di allineare e verificare la riuscita dei diversi stili di lettere per comporre le legende e poteva servire come campionario delle diverse punzonature da mostrare eventualmente al committente.

La più grande presenta un occhiello che suggerisce una collocazione appesa tra gli altri strumenti di lavoro quotidiano della zecca. Il piccolo punzone esposto reca l’impronta di una cetra, visibile anche sulla barra.

*Nella foto in evidenza: Manifattura Cina. Gettone da gioco (fiches/token), XVIII-inizio XIX sec. Madreperla – Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 97922

Fonte: Ufficio Stampa Settore Musei Civici Bologna

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Archiviato in:Luglio 2026, Emilia Romagna, Esposizioni & Mostre Contrassegnato con: ilmedaglieresirivela, museicivicibologna, rassegnaespositiva

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