
“Liturgia” rappresenta un nuovo capitolo della ricerca di Concetta Modica sulla preghiera contemporanea. Una liturgia senza confessione ma non senza comunità: un tentativo di capire se abbiamo ancora bisogno di condividere qualcosa insieme e quali parole, gesti e immagini possiamo inventare per farlo.
Abbiamo ancora bisogno di pregare insieme? E se sì, come? È possibile pregare fuori dalla religione? È da queste domande che nasce Liturgia, il nuovo progetto di Concetta Modica a Casa degli Artisti, a cura di Ilaria Mariotti e Susanna Ravelli. Una mostra che non cerca di dare una risposta, ma prova a costruire uno spazio nel quale interrogarsi, sostare e condividere un’esperienza. Un progetto che nasce all’interno della residenza dell’artista e che trasforma l’atelier in un luogo di lavoro, incontro e partecipazione.

La ricerca di Modica sulla preghiera parte da un’esperienza di preghiera collettiva realizzata alla II Biennale d’arte di Malta, dove l’artista ha ricevuto l’Award per la migliore opera internazionale, e prosegue ora a Milano in un contesto urbano e laico. Qui la preghiera viene sottratta a un’appartenenza confessionale per essere osservata nella sua dimensione più essenziale: il bisogno umano di rivolgersi a qualcosa, di prendersi cura, di chiedere protezione, di condividere parole e gesti.
Per l’occasione, l’Atelier Nagasawa è stato trasformato in uno spazio attraversabile e abitabile, a metà tra mostra e laboratorio. Una piccola cappella temporanea, raccolta e separata dal resto dell’ambiente, costituisce il cuore del progetto: un luogo di sosta, ascolto e concentrazione, pensato per essere vissuto individualmente ma anche collettivamente.

Al centro si trova la Madonna dei Sepali, figura ricorrente nella ricerca di Modica, circondata da piccole sculture di pomodori con i sepali in volo. Tutte diverse tra loro, alcune isolate, altre riunite in piccoli gruppi, queste presenze costruiscono un paesaggio fragile e vitale, nel quale elementi botanici e immaginario devozionale si incontrano. La Madonna dei Sepali non appartiene a una tradizione religiosa precisa: è una figura sincretica, inventata dall’artista, attraverso la quale natura, sacro e immaginazione possono entrare in relazione.
A delimitare la cappella saranno teli di organza stampati e ricamati, membrane leggere che lasciano filtrare immagini e parole. I ricami e le stampe nascono da un’antica preghiera greca incisa su una pietra rinvenuta in contrada Margi, a Modica. Si tratta di un testo esorcistico e apotropaico, destinato alla protezione delle colture, in particolare di un vigneto e di un oliveto. Traslata, frammentata e reinterpretata, quella preghiera passa dalla pietra al tessuto e da un gesto antico a una pratica artistica contemporanea.

Intorno alla cappella si sviluppa una costellazione di opere che appartengono alla ricerca di Modica sul sacro come necessità umana di costruire immagini, rituali e figure di mediazione tra visibile e invisibile. Ci sono le aureole provenienti da un antico negozio di articoli sacri, ricomposte dall’artista in strutture circolari che ricordano dei mandala; le sculture ispirate alle divinità della natura, alle api, alla fertilità e all’impollinazione; le Notti figurate, disegni bianchi su fondo nero nei quali il Sepalo diventa una figura errante che attraversa luoghi, episodi e trasformazioni.
Un ruolo centrale è affidato anche al tavolo di lavoro, composto da appunti, schizzi, materiali preparatori e piccole opere. Non un semplice apparato documentario, ma una parte dell’installazione: un luogo nel quale osservare la costruzione progressiva dell’immaginario della Madonna dei Sepali, tra immagini, tentativi di classificazione, reliquie inventate, annotazioni e frammenti di liturgia. È attorno a questo tavolo che il lavoro dell’artista incontra il pubblico e la ricerca individuale diventa occasione di relazione. La dimensione partecipativa è infatti parte integrante del progetto. Nei giorni che hanno preceduto l’apertura l’atelier è stato aperto al pubblico per Lavoriamo insieme, un momento di ricamo collettivo con l’artista durante il quale Il lavoro manuale è diventato un gesto condiviso, lento e ripetitivo, capace di trasformare una pratica tradizionalmente individuale in un’esperienza comunitaria.

È proprio in questa oscillazione tra opera e gesto, tra contemplazione e partecipazione, che Liturgia trova la propria forma. La mostra non propone una nuova religione né una risposta alla domanda iniziale. Piuttosto, mette alla prova la possibilità che alcune pratiche antiche – pregare, ricamare, preparare il cibo, stare insieme, rivolgersi alla natura – possano ancora diventare strumenti per costruire una dimensione comune.
La mostra, aperta lo scorso 22 settembre, resterà aperta al pubblico fino al 4 ottobre 2026.
Concetta Modica è nata a Modica, vive a Milano. Lavora e studia sul presente e i suoi paradossi e il concetto di epico contemporaneo. Il presente come quel che resta di qualcosa. Il presente come relazione con altri artisti e con la materia. Tra le sue personali: Excoperta alla Gamec di Bergamo a cura di Giacinto di Pietrantonio e Alessandro Rabottini, One more time alla Galleria Umberto di Marino, La notte di Santa Patrizia opera permanente nel complesso museale di Santa Maria del Purgatorio in Arco a Napoli a cura di Susanna Ravelli, Quel che resta a cura di Francesca Pasini per La quarta vetrina/Libreria delle donne Milano, Epico/Fragile a cura di Agata Polizzi, Segni per far fiorire vasi a cura di Ilaria Mariotti per Villa Pacchiani, Trilogia di Orlando a cura di Michela Eremita, progetto in più sedi tra cui Nottilucente, Spazio COSMO e Francesco Pantaleone sua Galleria di riferimento. Ha partecipato a un evento parallelo di Manifesta 12 e uno di Manifesta 7. È cofondatrice del progetto RaccontoDi20. Nel 2024 è Invitata alla Biennale di Cheng Du a cura di Lu Peng e alla Biennale di Wuhan a cura di Fan Di’an, nella sezione curata da Andrea Del Guercio. Ha vinto il Falcone di Malta come migliore opera alla II Biennale di Malta curata da Rosa Martinez. Il suo progetto la Notte di Sant’Anna è vincitore del PAC2021 premio di arte contemporanea indetto dal Ministero della Cultura. Nel corso del 2026 era presente nella mostra allo Stadt Museum di Hufinhgen con la mostra Profondo a cura di Ida Terracciano e Ariane Faller. Tra i suoi libri “In pasto al presente” edito da A+Mbookstore, nel 2023 è uscito “28 notti” per la collana I Limoni e nel 2025 una sua monografia Waves curati da Pietro Gaglianò per Gli Ori. Nel 2026 “Liturgy of sepal” edito da Silvana editoriale.
*Nella foto in evidenza: Concetta Modica, Preghiera pert il vigneto di Pietro, ricamo du organza, cm 160×146
